Il Festival
Il tema scelto quest’anno è Immagine e storia. Si tratta di una questione che assume una formulazione fondamentale nella riflessione sul progresso proposta da Walter Benjamin e che si trova condensata nell’immagine dell’Angelus Novus, il celebre capolavoro di Paul Klee. L’angelo della storia, scrive Benjamin commentando quest’opera, “deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi”. Così come l’angelo si protrae irresistibilmente in avanti ma con lo sguardo rivolto al passato, anche noi siamo costantemente spinti verso un futuro al quale diamo le spalle, per poter guardare a un passato cristallizzato in un’immagine ormai immodificabile. Ciò significa adottare una prospettiva duplice: se da un lato è infatti necessario interrogarsi sulla capacità della cultura umanistica di creare immagini del futuro a partire dal passato, sfruttando il bagaglio di esperienze, di fatti e di eventi che costituiscono la nostra Storia, dall’altro lato permane l’esigenza di un confronto con le discipline tecniche e scientifiche. Queste ultime ambiscono infatti a costruire un futuro rispetto al quale rimangono spesso cieche proprio perché incapaci di prevederne le implicazioni esistenziali. È questa la posta in gioco del Festival Mimesis 2020: un percorso interdisciplinare che si inserisce in linea di continuità con le tematiche trattate nelle edizioni precedenti, una sfida per il nostro presente in cui tale dialogo è più che mai urgente.
A partire da queste linee e orizzonti di pensiero, l’edizione di quest’anno accoglierà anche le istanze di una riflessione sulla storia del nostro territorio, con particolare riferimento alle vicende della fine del patriarcato aquileiese, di cui nel 2020 ricorrono i 600 anni. Arte, scienza e filosofia saranno dunque chiamate a dialogare con la storia nella sua dimensione di rapporto col passato e di progettazione del futuro.

